Terzo trasportato può testimoniare a favore del conducente?


 

Secondo la Cassazione (ordinanza n. 19121/2019) la vittima di un incidente è incapace di testimoniare perché ha un interesse giuridico all’esito della lite.

Di Marcella Ferrari – Professionista Avvocato

La vittima di un sinistro stradale, anche se già risarcita, nutre sempre un interesse giuridico – e non di mero fatto – all’esito della lite introdotta dall’altro danneggiato, pertanto, è incapace di testimoniare.In un incidente che coinvolga più soggetti, il terzo trasportato sulla vettura incidentata è incapace a testimoniare nel processo iniziato dall’altro danneggiato. L’avvenuto risarcimento a suo favore, infatti, non estingue l’interesse del testimone a deporre nel giudizio relativo al fatto illecito che gli ha provocato il danno.

Così ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 19121 del 17 luglio 2019 (scarica il testo in calce), ribadendo la propria costante giurisprudenza in materia di incapacità testimoniale della vittima di un sinistro stradale.

1. La vicenda
Un’auto pirata, invadendo l’opposta corsia di marcia, investiva frontalmente un altro mezzo e poi fuggiva. Sul veicolo travolto viaggiavano la conducente e sua sorella. La proprietaria del mezzo incidentato conveniva in giudizio la società assicurativa designata per conto del Fondo di Garanzia Vittime della Strada al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti; mentre l’assicurazione contestava la veridicità del fatto di danno. In primo grado, la richiesta risarcitoria veniva accolta, ma l’attrice si doleva della sottostima del danno e ricorreva in appello. In sede di gravame, il giudice rigettava la richiesta dell’appellante, ritenendo che l’unica testimone escussa – ossia la terza trasportata, nonché sorella della conducente – fosse incapace a deporre. Pertanto, espunta la testimonianza, il fatto di danno si considerava non provato. Si arriva così in Cassazione.

2. La capacità a testimoniare
Prima di analizzare il decisum, ricordiamo brevemente cosa dispone l’art. 246 c.p.c. La norma prevede che siano incapaci a testimoniare le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio. In buona sostanza, si tratta di un’incompatibilità tra la posizione di parte del giudizio e di teste. L’incapacità di cui trattasi, come vedremo, scaturisce dalla presenza di un interesse giuridico, attuale e concreto (art. 100 c.p.c.), che comporta la legittimazione a proporre l’azione.

Per contro, la sussistenza di un interesse di mero fatto non preclude la testimonianza, ma incide sulla sua attendibilità, che dovrà essere valutata dal giudice di merito. Chi è privo della capacità di testimoniare, non la riacquista mercé l’intervento di una fattispecie estintiva del diritto (come, ad esempio, la prescrizione o, nel nostro caso, il pagamento del risarcimento); infatti, l’incapacità testimoniale si valuta a prescindere dalle vicende successive.

3. La testimonianza della vittima del sinistro
Le difese della ricorrente si fondano sostanzialmente sulla circostanza che la testimone, avendo già ricevuto il risarcimento, non abbia alcun interesse nella causa. Per contro, secondo la Corte, è pacifico in giurisprudenza che la vittima di un sinistro, pur essendo stata ristorata, sia incapace di testimoniare nel giudizio pendente tra un’altra vittima (nel nostro caso, la conducente del veicolo investito) e il responsabile del danno (Cass. Ord. 12660/2018; Cass. 19258/2015; Cass. 16541/2012; Cass. 13585/2004). Infatti, la valutazione circa la sussistenza di un interesse concreto e attuale, che esclude la capacità a testimoniare, prescinde «dalle vicende che rappresentano un posterius rispetto alla configurabilità di quell’interesse» (Cass. 1580/1974). Nella fattispecie in esame, il risarcimento ricevuto dal terzo traportato non esclude un suo interesse al procedimento in corso e, pertanto, lo rende incapace di testimoniare.

Infatti, la vittima di un incidente stradale nutre sempre un interesse giuridico – e non di mero fatto – all’esito della lite introdotta dall’altro danneggiato contro il soggetto responsabile del danno nei confronti del testimone. L’interesse del testimone è ravvisabile anche qualora il suo diritto sia prescritto o estinto (per adempimento del danneggiante o sua rinuncia), in quanto ben potrebbe intervenire nel giudizio contro il responsabile al fine di far valere il diritto al risarcimento per:
• danni a decorso occulto,
• danni lungolatenti,
• danni sopravvenuti all’adempimento da parte del danneggiante e non prevedibili.

Tutti i danni sopra elencati non sono prescrittibili, giacché la prescrizione non decorre con riferimento ai danni ignorati e non conoscibili dalla vittima e sfuggono agli effetti del “diritto quesito”, perché non prevedibili al momento dell’adempimento o della rinuncia.
4. La testimonianza del terzo trasportato

Nel caso di specie, la testimonianza è stata resa dal terzo trasportato e il giudice del gravame l’ha ritenuta inammissibile. Infatti, il terzo trasportato su uno dei veicoli coinvolti, quando abbia riportato danni nel sinistro oggetto del giudizio, è incapace di testimoniare. La suddetta incapacità sussiste laddove il testimone possa teoricamente intervenire nel giudizio in cui è chiamato a deporre.

Nelle sue difese, la ricorrente sostiene che il terzo trasportato non nutre alcun interesse nel procedimento in corso, atteso che egli beneficia di quanto disposto dall’art. 141 d. lgs. 209/2005, che gli garantisce il ristoro, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro (fatto salvo il caso fortuito). Secondo la Suprema Corte, invece, la responsabilità del vettore e del suo assicuratore è pur sempre una responsabilità per colpa presunta e non una responsabilità oggettiva (Cass. 4147/2019); per questa ragione, il traportato danneggiato ha un interesse giuridico all’esito della lite introdotta 1) dal vettore contro l’antagonista e 2) dall’antagonista contro il vettore. In particolare, a titolo di esempio, il testimone può nutrire interesse:
«all’accertamento della responsabilità concorsuale dei due conducenti, per beneficiare del cumulo dei massimali assicurativi;
all’accertamento della responsabilità concorsuale dei due conducenti, per poter inoltrare la propria richiesta ad un secondo debitore, nel caso di renitenza o insolvenza del primo;
all’accertamento dell’assenza della ricorrenza di un caso fortuito, per poter evitare che il vettore si sottragga alla propria responsabilità invocando il disposto dell’art. 141 cod. ass.»

5. Conclusioni
La Corte, con l’ordinanza oggetto di scrutinio, ribadisce che l’incapacità di testimoniare della vittima di un sinistro, nel procedimento iniziato da un altro danneggiato, rappresenta un principio consolidato. Infatti, sono incapaci a testimoniare i soggetti portatori di interessi giuridicamente rilevanti e non di mero fatto; in altre parole i soggetti titolari di un interesse concreto, attuale e personale, che li coinvolga «nel rapporto controverso sì da legittimarli a partecipare al giudizio in cui è richiesta la testimonianza».

L’avvenuto risarcimento non estingue l’interesse del testimone a deporre nel giudizio relativo al fatto illecito che gli ha provocato il danno.
In conclusione, per giurisprudenza consolidata, «la vittima di un sinistro stradale è incapace ex art. 246 c.p.c. a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, a nulla rilevando che il testimone abbia dichiarato di rinunciare al risarcimento o che il relativo credito sia prescritto» (Cass. 19258/2015).