Responsabilità genitoriale


 

Marco Sicolo 
L’art. 316 del codice civile dispone che la responsabilità genitoriale spetta a entrambi genitori e va esercitata di comune accordo nell’interesse dei figli.

Cos’è la responsabilità genitoriale
La responsabilità genitoriale è disciplinata dal codice civile con una serie di norme che individuano i doveri dei genitori nei confronti dei figli.
Tali norme si inseriscono nell’ambito delle regole che disciplinano i rapporti familiari e si affiancano a quelle che prevedono diritti e doveri in capo ai figli.

Come si esercita la responsabilità genitoriale
In primo luogo, viene in rilievo l’art. 316 del codice civile, secondo cui la responsabilità genitoriale spetta a entrambi i genitori e va esercitata di comune accordo, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio.
Il riferimento alle capacità e inclinazioni del figlio, come vedremo, rappresenta un leitmotiv della disciplina codicistica, che tende a modellare i comportamenti dei genitori secondo la personalità manifestata dai figli.
Il codice prevede, inoltre, che in caso di contrasto su questioni di particolare importanza, ciascun genitore possa ricorrere al giudice: questi suggerirà i provvedimenti più opportuni e, in caso di persistente contrasto, indicherà il genitore cui spetta la decisione finale.
In tale frangente il giudice è tenuto anche ad ascoltare il minore che abbia compiuto dodici anni o che si dimostri comunque capace di discernimento. È questo uno dei diritti più caratterizzanti della posizione del figlio.

I doveri dei genitori nei confronti dei figli
L’art. 147 c.c. individua, più in concreto, i principali doveri dei genitori nei confronti dei figli.
In particolare, tale norma impone ai genitori di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.
Tale formula riproduce, sostanzialmente, quanto disposto dall’art. 315-bis in tema di diritti del figlio.
Sebbene l’art. 147 faccia riferimento ai “coniugi”, inserendosi nell’ambito delle norme che individuano i doveri nascenti dal matrimonio, il suo contenuto ben può riferirsi anche ai genitori non sposati: a questo riguardo, fondamentale appare il dettato dell’art. 315 c.c., secondo cui “tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”.
L’obbligo di mantenimento riguarda, pertanto, sia i figli legittimi, cioè concepiti in costanza di matrimonio, sia i figli naturali.
Del resto, è lo stesso art. 30 della Costituzione a sancire che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

L’obbligo di mantenimento del figlio
Occorre specificare che l’obbligo di mantenimento del figlio non viene meno con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo.
Sul tema, la giurisprudenza ha chiarito che l’accertamento relativo alla persistenza di tale obbligo dopo la maggiore età va compiuto con riferimento alle competenze professionali conseguite dal figlio, al suo impegno nella ricerca di un’occupazione lavorativa e alla sua complessiva condotta personale, nonché considerando le condizioni economiche dei genitori (cfr. Cass. ord. 10207/17).

Decadenza dalla responsabilità genitoriale
Da ultimo, va evidenziato che il codice civile prevede anche la possibilità che la responsabilità genitoriale venga meno, in conseguenza della condotta del genitore.
L’art. 330 c.c., infatti, disciplina la decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli, stabilendo che essa può essere pronunciata dal giudice quando il genitore violi o trascuri i doveri ad essa inerenti o abusi dei relativi poteri, con grave pregiudizio del figlio.
In tal caso, può essere disposto anche l’allontanamento del figlio dalla casa familiare.

Fonte : Studio Cataldi – Il diritto quotidiano