R.C. PROFESSIONALE: QUALI SPESE PROCESSUALI SONO COPERTE


 

Cassazione civile, sez. III, ordinanza 04/05/2018 n° 10595

Di Giulio Italo Rizzo

Professionista – Avvocato

In tema di assicurazione della responsabilità civile, l’assicurato che commetta un fatto illecito dal quale scaturisca una lite giudiziaria può andare incontro a tre diversi tipi di spese processuali: le spese di soccombenza, quelle di resistenza e quelle di chiamata in causa del proprio assicuratore.

Quali fra queste sono coperte dal contratto di assicurazione e a quali condizioni?

A questa domanda risponde la Corte di cassazione, Sezione Terza Civile, con l’ordinanza 4 maggio 2018, n. 10595.

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Il fatto

La società ricorrente (“DSC”) conveniva in giudizio la propria compagnia assicurativa (Unipol Sai) chiedendo che la stessa fosse condannata a tenerla indenne dalle pretese avanzate da altra società (“Ruesch”), a sua volta convenuta in altro giudizio (unitamente a terzi) da un paziente che lamentava la sussistenza di danni subiti a fronte di un intervento chirurgico per la correzione della miopia non perfettamente riuscito.

Il Tribunale di Napoli, in primo grado, riuniva i due procedimenti (quello attivato dal paziente nei confronti di alcuni -tra cui la Ruesch- e l’altro avviato successivamente dalla stessa Ruesch con richiesta di manleva nei confronti della DSC, nel quale era convenuta la Unipol Sai) e accoglieva sia la domanda principale (svolta dal paziente nei confronti della prima struttura coinvolta – ossia la Ruesch) sia le domande di manleva (con conseguente condanna della Unipol Sai a tenere indenne la DSC dalle richieste formulate la Ruesch).

La Corte d’Appello di Napoli, per quanto rileva ai fini del successivo giudizio in Cassazione, condannava la Unipol Sai “a tenere indenne la Day Surgery Center (ossia la DSC) delle somme che competono al V. (ossia al paziente) per danni e spese in forza della presente sentenza”.

Avverso la detta decisione la DSC proponeva ricorso in Cassazione sulla base di due motivi. In particolare, con il primo motivo, la ricorrente lamentava come la Corte d’Appello non avesse provveduto alla condanna della compagnia assicurativa in relazione anche alla rifusione delle spese processuali sostenute per convenirla in giudizio.

La tipologia delle spese processuali nel rapporto assicurato – assicuratore

La Cassazione, rispondendo al detto motivo, specifica con estrema chiarezza la tipologia di spese processuali che possono insorgere nel rapporto assicurato – assicuratore, distinguendo tra[1]:

a) le spese di soccombenza, ossia le spese che l’assicurato potrebbe essere costretto a rifondere al terzo vittorioso, che nascono dalla condanna alle spese contenuta nella sentenza;

b) le spese di resistenza, ossia le spese che l’assicurato sostiene per resistere in giudizio alla richiesta formulata dal terzo, che consistono nella remunerazione del proprio difensore e, eventualmente, dei propri consulenti tecnici incaricati;

c) le spese di chiamata in causa, ossia le spese che l’assicurato sostiene per convenire in giudizio il proprio assicuratore.

Le spese di soccombenza

La prima tipologia di spese, ossia quelle c.d. di soccombenza, costituiscono una delle conseguenze del fatto illecito e, conseguentemente, ex art. 1917 comma 1 c. c., l’assicurato ha diritto di ripeterle dal proprio assicuratore in forza del rapporto assicurativo.

Il limite è noto ed è costituito dal massimale previsto nella polizza ex art. 1905 c.c.

Il punto, in realtà, non è oggetto del presente giudizio in Cassazione, posto che la stessa Corte d’Appello di Napoli aveva espressamente statuito in relazione al detto aspetto, esplicitamente condannando la compagnia assicurativa a rifondere alla ricorrente le “somme che competono al V. (ossia al paziente) per danni e spese in forza della presente sentenza”.

Nondimeno il detto aspetto è precisato nel principio di diritto esposto dalla Suprema Corte che afferma nel primo periodo: “L’assicurato contro i rischi della responsabilità civile ha diritto di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore delle spese processuali che è stato costretto a rifondere al terzo danneggiato, entro i limiti del massimale;”.

Le spese di resistenza

La seconda tipologia di spese, ossia quelle c.d. di resistenza, non sono ricomprese nelle dirette conseguenze del fatto illecito, costituendo piuttosto, ex art. 1914 c.c., una espressione dei c.d. obblighi di salvataggio.

Di fatto la giurisprudenza della Suprema Corte ritiene che la difesa processuale svolta dall’assicurato nei confronti della pretesa del terzo, in quanto “svolta anche nell’interesse dell’assicuratore all’obbietivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dei presupposti del suo obbligo all’indennizzo”[2], costituisca una attività svolta allo scopo di “evitare o diminuire il danno” [3].

Mentre, come anticipato, le spese di soccombenza incontrano il limite del massimale assicurato, le spese di resistenza seguono regole diverse note come:

a) la c.d. regola del “quarto”, prevista ex art. 1917 comma 3 primo periodo c.c.[4], in base alla quale le stesse sono a carico dell’assicuratore sino al “quarto della somma assicurata”;

b) la c.d. regola proporzionale, prevista ex art. 1917 comma 3 secondo periodo c.c., in base alla quale qualora l’assicurato debba versare al terzo danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, allora le dette spese si ripartiscono tra assicurato e assicuratore “in proporzione del rispettivo interesse” – peraltro coerentemente con quanto previsto ex art. 1914 comma 2 c.c. in relazione, più genericamente, a tutte le spese di salvataggio.

Sul punto, la giurisprudenza della Suprema Corte è intervenuta in più occasioni, specificando espressamente come:

a) la ripetizione delle dette spese sia dovuta anche nel caso in cui nessun danno fosse riconosciuto al terzo[5];

b) la ripetizione delle dette spese possa comunque essere esclusa nel caso in cui “l’assicurato abbia scelto di difendersi senza averne l’interesse né potendo ritratte utilità, ovvero in mala fede, ovvero abbia sostenuto spese sconsiderate” in quanto “L’obbligo di salvataggio di cui all’articolo 1914 c.c. si applica anche al contratto di assicurazione della responsabilità civile, ed in tal caso impone all’assicurato di evitare di resistere al giudizio promosso contro di lui dall’assicurato, quando da tale resistenza non possa ricavare beneficio alcuno.” [6].

Nel caso attuale la Corte d’Appello di Napoli non statuiva sulle stesse e, conseguentemente, la Suprema Corte provvedeva ad accogliere il motivo di cassazione sul punto, formulando il seguente principio di diritto: “L’assicurato contro i rischi della responsabilità civile ha diritto di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore delle spese processuali che è stato costretto a rifondere al terzo danneggiato, entro i limiti del massimale; NONCHÉ delle spese sostenute per resistere alla pretesa di quegli, anche in eccedenza rispetto al massimale, PURCHÉ entro il limite stabilito dall’art. 1917 c.c., comma 3.”.

Le spese di chiamata in causa

L’ultima tipologia di spese, ossia quelle c.d. di chiamata in causa, traggono la loro giustificazione in una controversia avente un oggetto diverso rispetto ai precedenti: la fondatezza o meno dell’azione di garanzia, discussa tra assicurato e assicuratore.

In ragione di ciò le stesse seguono la regola generale del principio di soccombenza e sono soggette alla usuale disciplina dettata dagli artt. 91 e 92 c.p.c., con inapplicabilità del limite ex art. 1917 c.c. come più volte ribadito in giurisprudenza[7].

Nel caso attuale la Corte d’Appello di Napoli aveva provveduto a disporre la compensazione integrale delle spese di lite in relazione al detto aspetto, con esplicitazione delle circostanze di fatto ritenute dirimenti. Pertanto la detta valutazione rendeva inammissibile, in base a giurisprudenza costante, il sindacato della Suprema Corte sul punto (con conseguente inammissibilità del secondo motivo di cesura sollevato dalla ricorrente).

Conclusioni

L’attuale pronuncia, in conclusione, costituisce una utile chiarificazione dei principi espressi in precedenti sentenze, provvedendo a cristallizzare una distinzione sistematica delle varie tipologie di spese processuali e dei relativi limiti di ripetibilità, come di seguito riportato:

spese di soccombenza – ripetibili dall’assicurato nei limiti del massimale;

spese di resistenza – ripetibili dall’assicurato in base alle regole ex art. 1917 comma 3 c.c. (regola del quarto e regola proporzionale ove si superi il massimale);

spese di chiamata in causa – applicazione del normale principio di soccombenza.

(Altalex, 23 maggio 2018. Nota di Giulio Italo Rizzo)