L’OSINT, un antidoto alle fake news


L’utilizzo di Open Source Intelligence permette di valutare l’attendibilità delle informazioni contenute in articoli, post di Facebook o Tweet

Quando si parla di Open Source Intelligence (OSINT) si fa riferimento alle informazioni che sono state scoperte, selezionate, analizzate e diffuse a un’audience selezionata per risolvere una determinata questione; questa è la definizione di OSINT che si trova nell’”Open Source Intelligence Handbook” della NATO, pubblicato nel 2001. Dunque, già due decenni fa si parlava di OSINT, precisando che la novità non era tanto il tipo di intelligence, ma il fatto che questa potesse sfruttare l’affermazione di Internet come strumento per la disseminazione e la condivisione di informazioni accessibili a un vasto pubblico e il conseguente aumento esponenziale di informazioni pubblicate.

Oggi, a seguito dell’emergenza sanitaria che ha costretto la maggior parte delle persone a utilizzare la rete come unico mezzo per interfacciarsi con il mondo esterno, questo discorso sembra ancora più attuale. Tuttavia, il proliferare di molte attività online pone anche nuovi rischi sia per quanto riguarda i crimini informatici sia, più in generale, rispetto alla qualità delle notizie che si trovano sul web e alla potenzialità nociva della disinformazione derivante dalle “fake news”.

Nel momento in cui gli utenti si ritrovano sommersi dalla marea di informazioni presenti su Internet, diventa di fondamentale importanza la messa a punto e l’utilizzo di tecniche in grado di discernere il vero dal falso. In questo senso l’OSINT può venire in aiuto, diventando un efficace antidoto contro la disinformazione.

I quattro pilastri dell’OSINT
Nell’Handbook della NATO vengono definiti i quattro pilastri su cui si basa l’OSINT: sources, software, services e analysis. Le attività di intelligence si sono evolute rispetto ai detective alla Sherlock Holmes e la centralità dell’Internet come luogo di reperimento delle fonti porta con sé la necessità di utilizzare software adeguati (oggi facilmente reperibili online); tuttavia, non va sottovalutata l’importanza dei servizi di raccolta, trattamento, analisi e produzione dei risultati della ricerca.

Le fonti dell’OSINT
L’OSINT è un’attività di intelligence che si basa sulle cosiddette “fonti aperte”, vale a dire quelle fonti che hanno come scopo fin dall’inizio la diffusione e lo scambio di informazioni e che quindi possono essere raccolte nel rispetto della legalità. In questo senso non rileva tanto il livello di accessibilità, la reperibilità o la gratuità delle fonti, quanto piuttosto il fatto che il loro utilizzo per scopi di intelligence non violi alcuna previsione normativa, comprese norme di copyright e protezione della privacy.

Le fonti aperte tradizionali sono quelle date dai media come la radio, la televisione, i giornali; oggi a queste si aggiunge l’Internet come risorsa primaria per reperire una quantità enorme di dati, non solo tramite i motori di ricerca ma anche, e soprattutto, nel “deep web”, vale a dire l’insieme di informazioni non indicizzate ma comunque presenti in rete.

Le risorse su cui basare l’attività di OSINT possono quindi essere di vario tipo e spaziare dai post pubblicati sui social network alle ricerche di nomi di dominio effettuate su Whois, dai forum e blog ai metadati, dai video condivisi sui siti ai dati di geolocalizzazione, senza tralasciare l’importantissima attività di osservazione da parte degli esperti e l’analisi di saggi, delle pubblicazioni e delle immagini commerciali.

Il ciclo dell’OSINT
L’individuazione delle fonti è solo la prima delle quattro fasi dell’OSINT, sintetizzate nel ciclo delle “4D”: discovery, discrimination, distillation, dissemination. Il primo passaggio, infatti, consiste nel comprendere chi possa essere in possesso delle informazioni cercate, ma questo oggi non è più sufficiente vista la facilità con cui si possono disseminare notizie e il fatto che queste tendono a rimanere accessibili per un tempo infinito: serve una selezione che permetta di discriminare le fonti attuali e attendibili da quelle datate e potenzialmente false.

Le ultime due fasi del ciclo, poi, sono quelle più propriamente indirizzate alla stesura e divulgazione dei risultati della ricerca: si tratta di scegliere quali sono i punti fondamentali per affrontare quella determinata questione e trovare il mezzo adatto per divulgarli.

L’OSINT e le fake news
L’Internet è diventato un contenitore in grado di accogliere un’infinità di informazioni, che vengono immesse e raccolte con sempre maggiore facilità. Se da un lato questo meccanismo crea una serie di circoli virtuosi nella creazione e condivisione della conoscenza, dall’altro lato emergono i pericoli legati alla disinformazione: è ormai impossibile ignorare il problema delle fake news.

Nel migliore dei casi si tratta di notizie inesatte, false o fuorvianti che fanno leva sull’inerzia degli utenti che, spaesati di fronte alla vastità del web, si rassegnano ad accettare come veritiero ciò che viene loro presentato come tale; nel peggiore, le fake news vengono appositamente progettate per scopi malevoli o manipolatori, a volte anche da parte di organismi governativi.

Ma come si fa a distinguere le notizie vere da quelle false?

Fin da bambini ci viene insegnato che, quando si svolge una ricerca, un momento fondamentale è quello della verifica delle fonti; è proprio qui che ritroviamo la seconda fase del ciclo delle “4D”, quella in cui si inserisce tale analisi. Le attività di OSINT si basano su quelle fonti pubblicamente accessibili che spesso vengono utilizzate per la creazione di fake news e, dunque, incorporano di default nel loro ciclo l’antidoto alla falsità creata sul web. Per questo motivo, le tecnologie utilizzate dall’OSINT sono spesso sfruttate per verificare l’attendibilità dei contenuti di articoli, post di Facebook, Tweet: nel dubbio, è sempre utile tracciare contenuti, fonti e autori per determinare il loro livello di credibilità.

Un esempio?

Nel 2016 una testata giornalistica si dimenticò di rimuovere il tag a una foto che aveva “riutilizzato” per una notizia e che si riferiva, in realtà, a un altro caso avvenuto in un’altra città.

Conclusioni
La vastità del web è, allo stesso tempo, fonte di opportunità e di pericoli. Per questo motivo, oggi assumono sempre più importanza strumenti che consentano di navigare consapevolmente in questo mare di informazioni e di ritrovare rapidamente, fra queste, quelle rilevanti e attendibili.

Le attività di OSINT sono utilissime in questo senso; non solo, quindi, per reperire le risposte a determinate questioni, ma anche per obiettivi di sicurezza informatica e tutela contro la disinformazione.