L’omicidio stradale diventa legge


traffLa pena potrà andare da due a 18 anni. Test sanitari coattivi autorizzati anche a voce.

 

 

A sei anni esatti dalla prima proposta presentata in Parlamento, l’omicidio stradale diventa legge e sarà punito con la reclusione da due a 18 anni. Porta con sé pene inasprite anche per chi in un sinistro causa lesioni, arresto in flagranza nei casi più gravi e prelievi coatti per stabilire se il guidatore abbia bevuto alcol o sia sotto l’effetto di droga. È il risultato di modifiche e contro-modifiche introdotte in cinque passaggi parlamentari e due voti di fiducia, l’ultimo dei quali a sorpresa ieri pomeriggio al Senato (149 sì, tre no e 15 astenuti), dopo che in mattinata era mancato il numero legale per le turbolenze politiche di questi giorni. Ciò non toglie che siano continuate anche le polemiche sul contenuto della legge.

 

Che sia perfettibile lo ha ammesso lo stesso relatore al Senato, Giuseppe Luigi Cucca(Pd), impegnato per oltre un anno alla ricerca di soluzioni che conciliassero le ragioni della politica con le tecnicalità del diritto e comunque soddisfatto perché la legge è un«cambio di passo». Cucca indica anche la sede per i perfezionamenti: la riforma del Codice della strada, per la quale c’è una legge delega in discussione da un paio d’anni.

 

«Non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo mantenuto un impegno preso», ha commentato il viceministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, l’uomo di governo che più ha seguito il dossier, voluto nel suo programma direttamente dal premier Renzi. Tanti altri commenti dall’area della maggioranza esprimono soddisfazione perché ritengono raggiunti gli obiettivi di certezza e adeguatezza della pena, con uno stop alla sostanziale impunità che ha caratterizzato tanti casi.

 

Le opposizioni, invece, si focalizzano soprattutto sul fatto che sia stata posta ancora una volta la questione di fiducia (peraltro su un testo diverso da quello che aveva ottenuto la prima fiducia) e, soprattutto, sul ruolo del gruppo Ala (i verdiniani) nel puntellare il Governo. Quasi del tutto sopite le polemiche di merito. Tra le poche eccezioni, la vicepresidente del gruppo Misto, Maria Mussini, che parla di «demagogia a buon mercato» perché la norma è «incapace di distinguere i gradi di responsabilità», avallando l’equiparazione tra i casi di alcol e droga e chi invece «è solo vittima di una tragica distrazione».

 

Di conquista civile parla l’Ania, favorevole all’istituzione del nuovo reato fin dal 2010. Soddisfazione e commozione anche tra le associazioni vittime della strada.

Con l’istituzione del nuovo reato, causare la morte di un’altra persona in seguito a incidente stradale resta un illecito penale di natura colposa. Però in tutta una serie di situazioni che il legislatore ha scelto di ritenere più gravi (soprattutto perché suscitano maggior allarme sociale) le pene sono superiori a quelle previste finora per l’omicidio colposo, sia pure con l’aggravante della violazione delle norme stradali (aggravante che la nuova legge sopprime per fare posto a una nuova graduazione).

 

L’impianto delle pene è quello uscito dalle modifiche dei mesi scorsi, che hanno un po’ addolcito la versione originaria sotto il profilo della lunghezza del periodo di reclusione, ampliando però il numero di casi che i magistrati dovranno considerare aggravanti. E proprio questi casi faranno scattare le pene superiori a quelle attuali.

 

Questo è il punto più qualificante della nuova legge: finora il minimo di pena è stato di due anni, cioè sufficiente a garantire la condizionale, con la conseguenza che si evitava di andare in carcere (anche perché nella maggior parte dei casi non si veniva arrestati nemmeno dopo l’incidente o comunque si veniva subito rilasciati, in attesa del processo).

 

L’ampliamento dei casi è piuttosto rilevante. Le proposte originarie consideravano esclusivamente le ipotesi più gravi di ebbrezza (tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro) e la guida sotto effetto di droga. Lo scorso autunno sono state aggiunte le velocità molto superiori a quelle consentite, il contromano, le inversioni di marcia in punti pericolosi (curve, dossi o incroci) e il sorpasso sulle strisce pedonali o con striscia continua.

Le novità si applicheranno agli incidenti avvenuti dal giorno successivo alla pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale. Quindi, si presume, nel giro di una decina di giorni.

 

(di Maurizio Caprino – Quotidiano del Diritto)