HA DIRITTO A UN INDENNIZZO IL TURISTA CHE PENSA DI AVER PRENOTATO UN QUATTRO STELLE E SI RITROVA, INVECE, IN UNA STRUTTURA DI QUALITÀ MOLTO INFERIORE.


Il cliente ha sempre ragione, o quasi. Senz’altro ce l’ha quando si aspettava un soggiorno da sogno in un hotel di lusso, invece finisce a sua insaputa in una struttura di categoria inferiore. È successo a due turiste che volevano intraprendere un viaggio spirituale insieme: è stato loro riconosciuto il «danno da vacanza rovinata». Il tribunale di Vicenza  ha stabilito che andavano risarcite, sebbene con una somma minore rispetto a quella da loro richiesta.

Il danno, in tal caso, è consistito nell’aver tradito le loro aspettative, costringendole a trovarsi di fronte al fatto compiuto: solo una volta arrivate, infatti, hanno scoperto che il loro albergo non era realmente il quattro stelle per cui si spacciava. La conseguenza è stata una serie di carenze e disservizi che in una struttura superiore non si sarebbero verificati.

In particolare, le turiste hanno lamentato: letti «sformati» e, quindi, scomodi; pulsante di accensione della luce distante dal letto e così dovevano rialzarsi per spegnerla o farlo prima e coricarsi al buio; disguidi col cambio degli asciugamani; bagno con finestra non raggiungibile; niente phon; menu fisso al ristorante, senza possibilità di scelta. Piccole cose che, sommate, hanno rovinato la loro vacanza.

Per questo, il tribunale riconosce loro il diritto a un risarcimento di 700 euro. Misura esigua, così come, tutto sommato, esigui sono i disagi patiti dalle due. La sentenza parla proprio di «entità tarata» del danno da vacanza rovinata, nel senso che l’indennizzo da corrispondere alle clienti dev’essere calibrato sulla gravità del disservizio. Nel loro caso, non è stato ritenuto così grave da giustificare la risoluzione del contratto.