Falsificazione dei contrassegni assicurativi non più reato


Depenalizzato il reato di falso in scrittura privata, non è più punibile neanche l’esposizione sul parabrezza di un tagliando dell’assicurazione contraffatto.

 

Esporre, sul parabrezza dell’auto, un contrassegno dell’assicurazione taroccato non è più reato. E forse, Non sono in molti ad essersi accorti che, la depenalizzazione dei reati approvata di recente dal Governo [1], ha portato con sé anche la cancellazione del reato di falso in scrittura privata e, quindi, con essa, anche la falsificazione del certificato di assicurazione. Ma se anche ciò non dovesse bastare, a completare il quadro della impunibilità, per gli imbroglioni che circolano senza copertura assicurativa, ci ha pensato la Cassazione con una sentenza depositata ieri [2]: secondo la Corte, la falsificazione di un contrassegno assicurativo e l’uso dello stesso non integrano il delitto di ricettazione (salvo che il documento falso sia, a sua volta, proveniente da altro reato).

 

A giudicare dall’ampio repertorio di sentenze sfornate in materia, è tutt’altro che rara la condotta di chi espone sul parabrezza di un autoveicolo un tagliando assicurativo taroccato. Oggi, per tentare di arginare il fenomeno, è intervenuta la riforma che non obbliga più il proprietario dell’auto ad incollare, al vetro anteriore dell’auto, il certificato di assicurazione posto che i controlli avvengono telematicamente. Anzi, nel medio periodo l’assicurazione non rilascerà neanche i ticket. Ma per il momento viviamo in quell’epoca “di mezzo”, dove persistono contemporaneamente vecchie e nuove regole – a volte in antitesi tra loro – nel timore diffuso che la burocrazia, di fronte alle rivoluzioni legislative, non si adegui (quanto a strumenti e a formazione del personale) per tempo.

 

La norma che puniva il falso in scrittura privata sanzionava la contraffazione di un documento a condizione che di questo se ne facesse uso. A prescindere dal fatto che fosse stato il soggetto utilizzatore della falsa assicurazione a compilare il modulo non autentico, inserendovi i propri dati anagrafici e quelli identificativi del veicolo, o che a predisporre il modulo assicurativo in bianco sia stato un terzo.

 

Ebbene, secondo la Cassazione in tali casi non si può parlare di ricettazione, che invece resta reato, ma solo di falso in scrittura privata che, invece, è stato depenalizzato (e resta un semplice illecito civile per il quale può applicarsi solo una multa, ma sempre che prima venga intentata la causa).

 

Quando può parlarsi di ricettazione? Quando il documento falso sia proveniente da un altro reato; si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui i moduli assicurativi “in bianco” siano provento di furto, di appropriazione indebita, o di altro reato.

Una volta esclusa in casi del genere la possibilità di configurare la ricettazione, la condotta di falsificazione e uso del contrassegno assicurativo sarà, di fatto, totalmente impunita e impunibile. E’ stata davvero una scelta opportuna?

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 2 – 16 marzo 2016, n. 11013