ANIA: Terremoto, come si assicurano i Paesi più a rischio.


L’Associazione delle imprese assicurative analizza i casi di Nuova Zelanda, Giappone, California e Turchia, da cui trarre eventuali spunti per un piano assicurativo catastrofale italiano.

 

terremotoSecondo ANIA, per fronteggiare i rischi derivanti da catastrofi naturali con strumenti assicurativi sostenibili è necessario basarsi su un programma assicurativo catastrofale, alla stregua di quelli messi in atto da Nuova Zelanda, Giappone, California e Turchia.

Da un confronto con le esperienze di questi paesi ad alto rischio sismico – scrive l’Associazione delle imprese assicurative in un documento pubblicato sul proprio sito istituzionale – si possono trarre importanti spunti per progettare un piano assicurativo catastrofale italiano.

 

 

Nuova Zelanda – EarthQuake Commission (EQC)

Avviato alla fine della secondo conflitto mondiale, quando l’assicurazione contro la guerra e i terremoti fu resa obbligatoria insieme con l’assicurazione incendio, è caratterizzato da un’organizzazione centralizzata nelle mani dello Stato, che si occupa anche della gestione e del pagamento dei sinistri e da una polizza catastrofi naturali obbligatoria in presenza di una copertura incendio.

La polizza, venduta da compagnie private che trasferiscono premi e sinistri a EQC, ha una tariffa “flat” per tutto il territorio, franchigie molto basse e limiti di indennizzo medio-alti.

EQC ricorre al meccanismo della riassicurazione; lo Stato ricopre il ruolo di riassicuratore di ultima istanza per i sinistri che eccedono la capacità del settore privato.

La penetrazione della copertura assicurativa è di oltre il 90%, di conseguenza il premio è il più basso al mondo: 15 centesimi ogni 100$ di copertura.

EQC si occupa, inoltre, di educazione, informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di ricerca nel campo del rischio.

 

 

Giappone – Japan Earthquake Reinsurance (JER)

Attivo dal 1964, questo programma si basa su polizze vendute da compagnie private che si riassicurano in gruppo attraverso il fondo di coassicurazione JER.

I rischi ceduti al JER sono ripartiti tra governo, fondo JER stesso e compagnie assicurative. Lo Stato, dunque, offre soltanto capacità al JER la cui percentuale di penetrazione è di circa il 25%.

L’assicurazione catastrofale è offerta, in alternativa, dalle compagnie di mutua assicurazione. Esse agiscono in maniera indipendente dal JER, senza alcun sostegno statale e fondano la propria capacità sul mercato riassicurativo privato. La loro percentuale di penetrazione è di circa il 15%. Ne consegue che la penetrazione totale residenziale giapponese è di circa il 40%.

 

 

California – California Earthquake Authority (CEA)

Messo in atto dopo il terremoto di Northridge del 1994, il programma è caratterizzato da un fondo a gestione statale ma interamente finanziato da privati tramite i premi delle polizze.

L’acquisto della polizze, vendute dalle compagnie assicurative, è facoltativo in abbinamento all’assicurazione incendio.

Le franchigie di risarcimento ammontano al 10%-15% e la polizza è molto costosa a causa, tra l’altro, delle spese di acquisto della riassicurazione (nessuna garanzia pubblica è, infatti, offerta al programma). Ad influenzare il costo della riassicurazione è anche la bassa penetrazione delle coperture che impedisce di diversificare il portafoglio tra aree ad alto rischio e aree meno esposte e fa aumentare le tariffe.

La percentuale di penetrazione è, infatti, del 12% circa a fronte del 33% del ’96 a causa, a sua volta, dei costi troppo elevati, della convinzione di interventi statali in caso di catastrofi e della cessazione negli ultimi vent’anni di tali tipi di eventi.

 

 

Turchia – Turkish Catastrophe Insurance Pool (TCIP)

Varato nel 2000, dopo il terremoto di Izmit del 1999, il programma turco è contraddistinto da una polizza obbligatoria con premio proporzionale al rischio (in base a posizione geografica e tipologia di costruzione).

Le polizze sono vendute dalle compagnie, che trasferiscono premi e sinistri al TCIP. Quest’ultimo, a sua volta, si riassicura sul mercato internazionale.

La penetrazione è del 26% sebbene non siano previsti interventi dello Stato post-evento per la ricostruzione. Su questa percentuale molto bassa incidono: l’assenza di sanzioni per i non assicurati, gli alti costi che le popolazioni più povere e nelle zone a rischio sono chiamate a sostenere e la convinzione di un intervento statale a seguito di eventi catastrofici.

 

 

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