ANIA, riflessioni su calamità naturali e assicurazioni


ghyA seguito del terremoto che ha colpito l’Italia centrale nella notte tra il 23 ed il 24 agosto, ANIA ha pubblicato sul proprio sito istituzionale i passaggi della relazione della presidente Maria Bianca Farina all’Assemblea dell’Associazione dello scorso 5 luglio riguardanti le sfide ed opportunità “per un’industria assicurativa al servizio del Paese”in materia di calamità naturali.

 

“Numerose analisi condotte a livello internazionale – scriveva Farina – evidenziano come negli ultimi anni, su scala mondiale, il numero dei disastri naturali sia aumentato e sia cresciuto il relativo impatto economico a causa della loro maggiore intensità distruttiva. Dal 1980 ad oggi, a livello mondiale, l’ammontare medio dei danni da calamità naturali, calcolato su un arco temporale decennale, è passato da circa 50 a più di 200 miliardi di dollari. In parallelo, il valore dei danni assicurati è cresciuto da 10 a 60 miliardi di dollari”.

 

“Il territorio italiano – evidenziava la presidente ANIA – presenta, al suo interno, zone che mostrano un’alta esposizione ai disastri naturali di larga scala. Da recenti indagini risulta, ad esempio, che il 45% della popolazione e il 50% delle imprese vive e opera in zone a elevato rischio di alluvione; due terzi dei comuni si trova in zone a rischio terremoto e un’analoga percentuale di fabbricati è costruita senza criteri antisismici. Il sistema di copertura dei danni catastrofali adottato in Italia ha fatto sì che fosse sostanzialmente il settore pubblico a coprire i grandi danni avvenuti nel Paese, danni che ammontano ogni anno, in media, a circa 3 miliardi di Euro”.

 

“Questa situazione – scriveva ancora Farina – ha determinato uno sviluppo a tutt’oggi contenuto del mercato privato. In particolare, mentre risultano abbastanza diffuse le coperture contro alcuni grandi rischi per le aziende, è molto contenuta (anche se in crescita) la diffusione delle coperture per le famiglie. La riforma del sistema risulta un’assoluta necessità proprio per renderlo più moderno, più equo e più efficiente”.

 

“L’adozione di un modello misto, pubblico‐privato, comporterebbe benefici di portata generale: maggiore certezza, rapidità e trasparenza nei risarcimenti, un minore onere per le finanze pubbliche, un’attenzione maggiore per le misure di prevenzione del rischio. Solo l’Italia, tra i principali Paesi, non ha ancora un sistema pubblico‐privato per la gestione del rischio catastrofale, in particolare per le abitazioni. Sarà una priorità delle imprese e quindi dell’ANIA – concludeva Farina in questo passaggio della relazione – contribuire al disegno e alla realizzazione di un modello sostenibile che, come accade nel resto del mondo, metta il nostro Paese in sicurezza e si faccia carico degli ormai indilazionabili interventi di prevenzione”.

 

Sempre in materia di catastrofi naturali, l’Associazione (che nel marzo 2015 ha pubblicato un dossier intitolato “Le alluvioni e la protezione delle abitazioni”) ha pubblicato gli stralci del rapporto L’Assicurazione Italiana 2015‐2016 relativi agli eventi del 2015 ed alla prima stima dell’attuale esposizione del mercato assicurativo:

 

“L’Italia nel 2015 è stata colpita da diversi disastri idrogeologici, in particolare da piogge torrenziali e frane catastrofiche, che hanno comportato non solo danni ai beni ma anche un certo numero di vittime. […] Dalla rilevazione di PERILS sulle esposizioni al rischio terremoto e alluvioni in Italia per l’anno 2016 (alla quale partecipa il 77% del mercato in termini di volume premi incendio, percentuale invariata rispetto all’anno precedente), risulta che l’esposizione complessiva del mercato assicurativo a tali rischi (per le partite fabbricato, contenuto e danni indiretti) per quanto riguarda le imprese (industria, artigianato, commercio) si attesta a livelli che si aggirano intorno ai 470 miliardi se si tiene conto dei limiti contrattuali (rispetto all’anno 2015 si è registrato un incremento del 6%, mentre rispetto all’anno 2014 l’esposizione è aumentata di oltre il 20%). In particolare le regioni che hanno contribuito maggiormente all’incremento delle esposizioni per quanto riguarda le imprese nel 2016 sono il Lazio e la Lombardia. Tuttavia il dato potrebbe essere anche in parte dovuto a una maggiore significatività nella raccolta dati oppure a una riclassificazione dei rischi tra imprese e abitazioni”.

 

“Per quanto riguarda le abitazioni assicurate contro i rischi catastrofali – si legge ancora – al 2016 si stima un’esposizione del settore di poco inferiore a 90 miliardi, registrando una variazione positiva rispetto all’anno precedente di circa il 20%. Le regioni che hanno contribuito maggiormente all’incremento delle esposizioni per quanto riguarda le abitazioni assicurate, sono il Lazio, la Lombardia e l’Emilia Romagna. La distribuzione territoriale delle esposizioni assicurate contro le catastrofi naturali sia per le imprese sia per le abitazioni evidenzia come nello scorso anno una concentrazione delle stesse nelle regioni del Nord Italia (pari a circa il 65%). Anche le regioni del centro Italia assumono un peso significativo per quanto riguarda le esposizioni relative alle abitazioni civili (pari a circa il 25%). È importante comunque precisare che si tratta di dati suscettibili di variazioni che verranno nuovamente ricalcolati alla fine dell’anno in corso”.

 

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